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Percorso Trekking


Un itinerario da fare a piedi, a cavallo o in mountain-bike e che unisce il borgo di Pianiano a Cellere.

Tappa 1: BORGO MEDIEVALE DI PIANIANO
Le origini del piccolo borgo, situato sulla strada che dalla zona di Vulci conduce a Ischia di Castro, sono probabilmente da ricercare nell’antico culto di Apollo/Diana connesso alla caccia (Plandianum, Plandiana, Castrum Planiani, Pianiano).
Al patrono S. Sigismondo è dedicata la chiesa di origini medievali. Essa venne ampliata dopo l’arrivo degli immigrati di origini albanese che là si stabilirono nel 1757 per volere del governo Pontificio. L’edificio di culto conserva al proprio interno una pregevole acquasantiera in nenfro decorata con i tre gigli farnesiani che denunciano l’appartenenza del borgo alla casa Farnese e al Ducato di Castro.
Pianiano ha in linea di massima condiviso le vicende storiche di Cellere. A quest’ultimo il borgo, nel 1729, per volere della comunità, venne annesso tramite un Breve emanato da Bendetto XIII.
La struttura del Castello (anticamente esisteva anche un borgo esterno alle attuali mura), è stata quasi interamente ricostruita dagli albanesi dopo un lungo periodo di completo abbandono. Ad esso si accedeva tramite un ponte che immetteva al portale di ingresso difeso da una torre e dalla Rocca adiacente (quest’ultima già diruta nel XVIII sec. e mai più ricostruita).


Tappa 2: ROCCA FARNESE
Quella che si vede sullo sfondo è la Rocca Farnese. Attraversando la porta del “Castel dentro”, sormontata dal settecentesco orologio, ci si imbatte nella maestosa mole della Rocca, imponente edificio addossato ad una preesistente torre di avvistamento in passato assai sviluppata in altezza.
Lo stabile, costruito con grossi blocchi di tufo squadrato, nel corso degli anni ha subito numerosi rifacimenti. Esso si erge su di un basamento a scarpa posto a difesa del primigenio insediamento abitativo al quale è collegato attraverso il “Ponte della Rocca” ancora in parte visibile.
L’edificio rappresentava una delle residenze dei Farnese. Al suo interno vi dimorava stabilmente un castellano al quale era demandato il compito di amministrare i possedimenti di Pianiano, Arlena e Tessennano.


Tappa 3: GROTTA DI TIBURZI
Domenico Tiburzi, Domenichino per i celleresi, era solito nascondersi coi suoi compagni di banda in ogni anfratto e in ogni cavità che l’aspro territorio maremmano gli offriva. Sicuramente anche questa grotta ospitò il brigante nel corso dei suoi frequenti spostamenti in fuga dalle forze dell’ordine.
Ma la grotta oggi detta di Tiburzi sicuramente ha alle spalle una storia ben più lunga. Le tracce visibili all’interno dell’antro suggeriscono un suo utilizzo come riparo per pastori, carbonai e boscaioli, oltre che per briganti. La grotta, poi, è conosciuta anche con l’appellativo di mercareccia.
La merca era attività praticata una o due volte l’anno; consisteva nel radunare i vitelli nati nella macchia al fine di apporre su di essi un marchio a fuoco che ne indicasse la proprietà. Evidentemente questo riparo naturale deve aver avuto in passato un qualche importante ruolo nello svolgimento dell’attività sopra descritta.


Tappa 4: PARCO DEL TIMONE
Il parco, di facile accesso per chi proviene dal paese, si presenta come area attrezzata particolarmente vocata ad ospitare eventi all’aperto. Da dieci anni il parco ospita la rassegna estiva Cellere tra natura e tradizione, manifestazione tesa a valorizzare il patrimonio culturale, storico ed enogastronomico del paese maremmano.
Quello gastronomico è un aspetto particolarmente importante dell’evento, nell’ambito del quale prende vita l’oramai tradizionale Mostra-mercato dei prodotti tipici della maremma tosco-laziale. Non mancano poi gli aspetti più propriamente ludici ad animare le giornate che passano tra degustazioni, sfilate di cortei storici, gare sportive, presentazioni di iniziative volte alla valorizzazione del territorio: è il caso dei vari primati fatti registrare proprio nel Parco, come la realizzazione della polenta con salsicce più grande del mondo.


Tappa 5: MADONNA DEL BRUCIO
Cellere può essere considerato un paese mariano per eccellenza dato che tutte le chiese del paese, ad esclusione di quella dedicata al patrono S. Egidio, sono consacrate alla Madonna. Questo vale sia per gli edifici sacri situati all’interno del centro abitato, sia per quelle chiesine erette nella vicina campagna, come la presente, conosciuta col nome di Madonna del Brucio. Piuttosto singolare il nome di questa piccola edicola sacra, appellativo la cui origine, almeno al momento, appare sconosciuta.
Il profondo radicamento della devozione mariana a Cellere è testimoniata anche dalla numerosa presenza di piccole nicchie e di edicole incastrate tra le mura di vecchie case contenenti immagini sacre della Vergine.


Tappa 6: ANTICO MULINO
Il territorio all’interno del quale ci troviamo appartiene, per formazione geologica, al sistema vulcanico vulsino. In più esso rientra nel bacino idrografico del fiume Fiora. Il sottobacino del fosso Timone, collocato nella parte destra del bacino, copre una superficie di 91,83 km2. Questo nasce a 265 m. slm grazie al confluire delle acque provenienti dal fosso Marano, dal Cassato, dal S. Leonardo, del fosso del Fornetto e soprattutto dalla sorgente del Timone di sopra. Dopo essersi unito alle acque del fosso Cerro Sughero, il Timone termina la sua corsa confluendo nel Fiora.
La vegetazione della media valle del Fiora è piuttosto uniforme ed è costituita da praterie e da boschi cedui solcati da numerose forre scavate dai torrenti nei sedimenti di origine vulcanica. Piuttosto evidenti appaiono le tracce lasciate da secoli di attività umana (tagli, pascoli, messa a coltura di molte superfici) in questo ambiente.
L’ex mulino Manfroni è costituito da una struttura in muratura connessa ad un sistema di captazione, presa e distribuzione delle acque del Timone. La parte più antica dell’immobile è di probabile realizzazione medievale. Il mulino era di tipo a ruota orizzontale. La turbina era posta alla base della costruzione e collocata esattamente in coincidenza del punto di caduta dell’acqua dal canale di alimentazione superiore. Il liquido proveniente dall’alto con una notevole forza agiva sui cucchiai concavi della turbina provocando il moto della medesima e dell’albero ad essa collegato. Questo, a sua volta, trasmetteva l’energia alla macina in pietra posta al piano sovrastante attivando così il processo di trasformazione del grano in farina.


Tappa 7: POMPE DEL TIMONE DI SOTTO
La costruzione del sistema di sollevamento delle acque del Timone tramite pompe idauliche risale agli anni Trenta del Novecento. L’ingegnoso meccanismo consentiva di spingere le acque del torrente dal loro letto naturale verso il paese. Il liquido veniva captato dalla vena principale del corso d’acqua all’altezza della zona corrispondente all’entrata dell’attuale Parco Timone, dove è ancora possibile osservare una piccola costruzione con copertura a forma di cupola sotto la quale iniziava la condotta forzata. Il liquido, in questo modo incanalato, dopo una percorso di diverse centinaia di metri andava a cadere con notevole forza su un sistema di turbine. Queste ultime, sfruttando l’energia cinetica del fluido in movimento, azionavano il meccanismo che consentiva al liquido di andare a riempire il serbatoio costruito all’interno del paese. Prima dell’installazione delle pompe Cellere era sprovvisto di una fornitura di acqua corrente, e l’unica modalità di approvvigionamento di questa primaria risorsa consisteva nell’andare a prenderla direttamente alle sorgenti utilizzando dei catini.
L’impianto, costruito partendo da tecnologia tedesca, venne dismesso quando a Cellere arrivò l’acqua proveniente dalla Fiora. Attualmente le pompe sono fuori esercizio, anche se ancora oggi molti agricoltori e allevatori attingono acqua in prossimità del punto di captazione posto a monte delle medesime.


Tappa 8:CASCATELLA DEL TIMONE
La piccola cascata, cascatella nel dialetto cellerese, segna il punto di demarcazione tra il Timone di sopra e il Timone di sotto. Nei decenni scorsi essa rappresentava un importante punto di abbeveraggio per le vacche lasciate pascolare allo stato brado. Anche i pastori che si trovavano a passare sulla non distante strada della Gabella conducevano i propri animali a bere nel laghetto formato dal salto dell’acqua.
Oggi che il numero di bovini allevati nella macchia è decisamente diminuito rispetto agli anni passati, la cascatella, non lontana dal Parco del Timone e dalla Grotta di Tiburzi, si lascia apprezzare per la fauna e la flora che ospita, entrambe tipiche delle aree umide.
Le medesime acque scroscianti che formavano la cascata, poche centinaia di metri più in là, andavano a mettere in funzione le pale che azionavano l’antico Mulino Manfroni.
La cascatella è situata in prossimità della Grotta di Tiburzi, il famigerato brigante cellerese che in questi territori riuscì a nascondersi per oltre venticinque anni.


Tappa 9: MUSEO DEL BRIGANTAGGIO
Il Museo, ospitato all’interno di un edificio originariamente destinato a mattatoio, è stato inaugurato nell 2007. La struttura che lo ospita risale ai primi del Novecento ed è stata riadattata in funzione della nuova destinazione d’uso.
Il Museo intende raccontare le vicende del brigantaggio maremmano in una prospettiva antropologica offrendo al visitatore la possibilità di ricostruire le interpretazioni e le storie che dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi sono sorte intorno a questo fenomeno. Esso intende: costituire un riconoscimento alla storia e alla cultura del territorio maremmano che ha conosciuto fenomeni laceranti di illegalismo e che è stato associato a personaggi che nel passaggio di questa terra alla modernità ricevettero l’etichetta di briganti; valorizzare i protagonisti di questa storia nel loro radicamento in trame locali e nell’immaginario del ribellismo; interpretare l’epopea di Tiburzi non come una reazione alla modernità, ma come una sua espressione.
Il piano terra rappresenta le ragioni storiche e le fonti documentarie coeve del brigantaggio in una scenografia che ripropone simbolicamente il bosco (la tradizione) e il treno (la modernità delusa). Una foresta in cui addentrarsi ascoltando suoni, aprendo cassetti e osservando filmati. Il secondo piano rende conto dell’immaginario che ha mantenuto vivo fino ad oggi il personaggio Tiburzi. Una serie di installazioni multimediali restituiscono le storie che hanno per protagonista il brigante cellerese. Infine la “taverna del brigante”, uno spazio dedicato all’immagine del brigante nei suoi usi contemporanei: dalla narrazione leggendaria al marchio di fabbrica.